Storia

La storia

Fino dall’estate del 1732 alcuni amici, nobili e letterati, appassionati delle cose del passato si riunivano nella bottega di libraio del Piazzini, sul Corso, per conversare e scambiarsi esperienze; passati al vicino palazzo dei Pazzi, oggi in Borgo degli Albizi 28, nella colombaia-altana della torre, Giovan Girolamo de’ Pazzi, Bindo Simone Peruzzi, Anton Francesco Gori, Domenico Maria Manni, Andrea da Verrazzano, Giovan Vincenzio Fantoni e altri dieci cultori dell’erudizione divennero fondatori il 15 maggio 1735 della Società Colombaria, in omaggio al luogo ove i colombi facevano il nido. Nel giro di pochi anni il sodalizio acquistò notevole rinomanza nel mondo dei savants.

Com’era d’uso, i soci adottarono lo stile suggerito dal nome dell’ente, imponendosi linguaggio e nomi accademici desunti dal mondo dei colombi. Così quando ci si adunava si diceva posati al solito covo, oppure nel nido o nella gabbia del tale, il ricordo del collega morto mesto pigolio, e bacherozzoli i sonetti composti estemporaneamente. I soci si chiamavano il Torraiolo, lo Spennato, il Rimpennato, il Domestico, lo Snidiato e così via. Significativa la denominazione di Società che rinvia alla volontà precisa di mettere in comune il patrimonio delle conoscenze individuali attraverso la presentazione di oggetti o di notizie in possesso di ricercatori e di studiosi caratterizzati dal proprio sapere. Infatti, il sodalizio non è aperto a chi ne faccia semplice richiesta; ne viene a far parte, mediante cooptazione, solo chi abbia precise competenze. Un’opera d’ampio respiro, una collezione d’oggetti importante trovavano talvolta nelle adunanze accademiche un ‘battesimo’ ufficiale: avvenne per i lavori di grandi eruditi come Anton Francesco Gori per le sue pregevoli opere archeologiche; Domenico M. Manni per i Sigilli, Giuseppe Richa per le Chiese Fiorentine; e ancora Salvino Salvini, Giovanni Lami, Giovan Battista Dei, e Anton Maria Biscioni per le loro varie opere. Essi, come gli altri sodali, erano consapevoli che la ‘torre del sapere’ viene costruita nell’agire quotidiano, attraverso il diuturno apporto degli ‘oggetti veduti’ (in prospettiva storica) dai soci, e delle reazioni che il ‘vedere’ provoca. Questa attività è volta  a  trasformare un difetto, un vizio ‘scandaloso’ e ‘perverso’ come la curiosità in una virtù da lodare, in quanto adoperata per far guerra al distruttore della memoria, quel fiero nemico che si chiama tempo.

Quel che i fondatori del sodalizio avevano insegnato potesse aiutare a fare la storia, costituisce l’essenza di discipline che oggi si definiscono ausiliarie del lavoro storiografico: la diplomatica, la paleografia, la sfragistica, la cronologia, l’araldica, la numismatica. Emerge la consapevolezza che il valore originario e fondamentale del termine ‘storia’, consista nel connubio tra la ‘ricerca’ e la ‘descrizione’ di quanto trovato, in funzione d’un suo impiego ‘a pubblico benefizio’. Le idee messe in pratica dall’opera degli ‘antiquari’ fondatori trovarono prosecuzione nell’Ottocento, specie sotto la presidenza di Gino Capponi, fatto socio nell’agosto 1810 col nome di Il Riservato, e presidente della Società dall’anno seguente fino alla morte, cioè per sessantacinque anni, a lungo avendo al suo fianco come segretario Cesare Guasti. In quel periodo la Colombaria venne collocandosi in una propria dimensione specifica di ricerca, la ‘storia toscana’, e formò con altre Accademie fiorentine, come la Crusca e i Georgofili, una formidabile base per le indagini e la documentazione attinenti ai beni culturali, in seno al generale progresso scientifico.

I soci vennero divisi in urbani ed esteri, fu prescritta la presentazione di saggi originali, da pubblicarsi negli Atti sociali. La regolarità delle riunioni accademiche fu assicurata da una sede stabile per la donazione d’un appartamento prossimo al Ponte Vecchio da parte del socio Rivani, nel 1836. Le attività proseguirono in modo tranquillo e umbratile, trovando un riconoscimento in occasione del bicentenario dalla fondazione, ma subendo un brusco arresto allorché, per la distruzione bellica della sede nel 1944, l’ente si trovò a doversi riorganizzare radicalmente. Allora fu varato lo Statuto vigente, del 1951, sotto la presidenza di Giacomo Devoto, e dal Comune di Firenze fu concesso l’uso di alcuni locali posti nel complesso dell’antico convento delle Oblate.

 

Gli Statuti storici

Il primo Statuto fu approvato nel 1757. Il sodalizio era affidato alla guida d’un Consiglio formato da quattro Conservatori, di cui uno a turno fungeva da presidente, dodici Anziani, e quattro ufficiali con funzioni di segreteria e d’amministrazione. Nelle “costituzioni” del 1771 le cariche furono ridotte a quelle di Presidente, di Conservatore e di Segretario.

Nel secolo seguente furono emanati tre Statuti, nel 1818, nel 1857 e nel 1877, per confermare le cariche principali e il ruolo del Collegio dei dodici Anziani, nonché la divisione dei soci in urbani ed esteri, regolamentando la loro elezione e i doveri comprendenti una quota associativa e la presentazione pubblica di propri saggi scientifici. Gli Statuti del Novecento (1934 e 1942) anteriori alla distruzione della sede furono condizionati dalla volontà del regime fascista di attuare il  controllo statale sugli istituti culturali. Quello postbellico venne approvato con decreto n. 1832 del Presidente della repubblica del 27 novembre 1951. Con esso il nome è fissato in “Accademia toscana di Scienze e Lettere ‘La Colombaria’”, ente diviso in quattro classi  (Filologia e critica letteraria; Scienze storiche e filosofiche; Scienze giuridiche, economiche, sociali; Scienze fisiche, matematiche, naturali), ciascuna composta di quindici soci effettivi e d’un numero illimitato di soci corrispondenti.

 

Bibliografia

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S. Bruni, Gli Etruschi e gli scavi in Toscana nel Risorgimento. I lavori della Società Colombaria tra il 1858 e il 1866, Silvana edit., Milano 2011

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